Canzone di sughero e di mani

Uno sguardo nell’anima delle scarpette Nordica

C’è un’idea ricorrente, un tema che ritorna nella cultura come il riff di una chitarra elettrica in un pezzo rock ben eseguito: più importante di ciò che appare sulla superficie è ciò che sta al di sotto, in profondità, ciò che scorre e dà solidità e sostanza a quanto riusciamo ad afferrare con la nostra più immediata percezione.

Noi tocchiamo, guardiamo, annusiamo, ma è sempre presente in noi la potente consapevolezza che sotto a questi gesti si nasconda qualcosa di più importante. Dante concepiva Paradiso e Inferno come una serie di cerchi concentrici e ordinati: in fondo al suo lungo viaggio, al centro di tutte le sfere, stava il Bene assoluto; in Freud, ciò che è ineffabile e profondo condiziona tutti i comportamenti consci e l’apparire di ognuno di noi; se al Dr. Bruce Banner è affidata la superficie razionale e metodica, è dalle profondità delle pulsioni che emerge l’alter ego eroico Hulk.

Nordica, dal canto suo, non può certo esimersi dall’inseguire le tracce dei grandi, e con le scarpette della Machine Family si pone in cammino sugli stessi sentieri che, dal profondo, risalgono verso le vette dell’eccellenza. L’artigianato di qualità non è altro che un modo assai concreto di fare cultura.

Un groviglio di radici solca il buio del terreno, fertile e salino, invisibile sotto ai nostri piedi. Ciascun filamento si fa strada verso la luce, centimetro dopo centimetro più consistente, più solido, più reale. In superficie, la corteccia di una quercia da sughero viene cesellata dai colpi precisi e metodici di uno scorzino. L’anima del Mediterraneo e la varietà dei suoi popoli si rendono figure vive più che mai attraverso la storia dei loro materiali.

Stappiamo una buona bottiglia di vino e ne annusiamo il tappo di sughero, riempiendo così i contorni di una delle immagini più consuete e rappresentative del rapporto fra noi e le materie prime che simboleggiano e portano avanti ciò che siamo. Nel profumo del sughero si manifestano un’anima e una struttura. È il residuo di ciò che giace sotto, nascosto, l’Atlante insospettabile che sorregge senza clamore le opere e i mondi più disparati: il sughero è nei muri delle case e nelle automobili, si utilizza per l’isolamento termico e acustico dei rivestimenti, nella produzione di oggetti di design, nella costruzione di strumenti musicali, e ha persino trovato una sua applicazione nell’ambito dell’ingegneria aerospaziale.

Nordica, con le scarpette della Machine Family, ha svolto e continua a svolgere un ruolo pionieristico nell’impiego di questo materiale, che costituisce l’elemento fondamentale del sistema 3D Custom Cork per l’alloggiamento del tallone, e dell’Adjustable 3D Cork Tongue, a garanzia di una comodità ancora maggiore nella calzata grazie alla facilità di adattamento della linguetta a tibia e caviglia.

Le proprietà del sughero sono il trait d’union che consente il felice matrimonio fra una calzata comoda e calda, grazie all’ottimo isolamento termico, ed elevate prestazioni durante la sciata, tratto distintivo degli scarponi della gamma Machine.

Ma il racconto che il sughero ci restituisce, si sarà capito, non si interrompe a quanto riusciamo ad afferrare soltanto superficialmente, di primo acchito: è un racconto della verticalità, della profondità, di quanto a fondo riescono a penetrare le radici di un lavoro fatto come si deve.

I tempi turbolenti in cui viviamo impongono una riflessione di più ampia portata, nel corso della quale è impossibile non tenere conto della necessità di un autentico e profondo rispetto dell’ambiente e della natura che abitiamo. È così per quanto riguarda l’artigianato ma, a ben pensarci, è una forma mentis che ritorna in continuazione nella cultura, come a voler impartire un buon insegnamento troppo spesso inascoltato: dalla Bibbia a Tolkien, sono incalcolabili gli esempi di racconto mitopoietico in cui l’essere umano è buono soltanto se riesce a preservare la propria armonia con la natura, senza contaminarla. 

È il senso più radicale di un reale pensiero ecologico, in fondo: fare il massimo che possiamo con ciò che la nostra casa ci mette naturalmente a disposizione, senza rovinare ciò che ci è soltanto dato in concessione. Ecco, dunque, un altro brillante segreto svelato dalle fantasie superficiali e profonde del sughero: scegliere di utilizzare questo materiale significa fare una scelta di campo a favore dell’ecosistema, lasciare una traccia proprio perché, paradossalmente, si è deciso di lasciarne il meno possibile sull’ambiente che abitiamo. 

L’idea di introdurre il sughero nella manifattura delle scarpette è di casa a Nordica sin dalla fine degli anni 90. Il suo utilizzo iniziale, mi spiega il team di sviluppo Nordica, si ritrova in una parte dell’imbottitura che, per meglio adattarsi alle diverse morfologie del piede dei possibili sciatori, era composta da un impasto di sughero e olio chiamato sugherina. L’uso della sugherina ben si prestava a prendere la forma più adatta per il piede che calzava lo scarpone, rendendo la scarpetta il più possibile comoda e fasciante a fronte della necessità di mantenere prestazioni di livello durante la sciata. Si trattava soltanto di un punto di partenza, per molti versi un esperimento, dalle cui radici è poi fiorito un percorso concettuale e di sviluppo che oggi permette alle scarpette della Machine Family di porsi sul mercato come un punto di riferimento e un metro di paragone in termini di qualità.

Con l’arrivo degli anni 2000 e poi dei 2010, a partire dall’imbottitura in sugherina si è presa la decisione di esplorare più a fondo le possibilità offerte da questo materiale versatile e a basso impatto ecologico, e contestualmente l’anima di sughero degli scarponi Nordica ha cominciato a venire alla luce sempre di più: con l’avvicendarsi dei nuovi modelli, si è cominciato a poter individuare gli inserti in sughero anche sui rivestimenti e sulle parti “a vista” della scarpetta, mettendo sempre più al centro i caratteristici pattern superficiali del materiale anche per quanto riguarda l’approccio di design e di riconoscibilità visiva. 

Oggi, la storia che il sughero ci racconta passa per i rivestimenti, la struttura e le imbottiture della scarpetta, è il centro ideale da cui si diramano racconti e funzioni di tutti gli altri materiali utilizzati nella produzione di una calzatura eccellente.

"Modellato in 3D per la miglior calzata possibile, esso si fa architrave della solidità e fermezza di piede garantite durante l’utilizzo della scarpetta, che punta a essere perfetta per qualsiasi sciatore già così com’è quando esce dalla scatola, ma che – proprio grazie alla delicata versatilità del sughero – lascia ampio spazio alla personalizzazione dell’esperienza, permettendo una massima adattabilità e la possibilità di apportare modifiche tramite termoformazione dei tessuti.
Tutto il raffinato sviluppo di un prodotto così complesso, ovviamente, non perde mai di vista il rispetto dell’ambiente, di cui facevo cenno poco più su, che si pone come stella polare in un percorso che coniughi il grande artigianato con una riflessione positiva sugli equilibri del nostro ecosistema: in molte delle loro componenti, difatti, le scarpette Nordica trovano spazio in un percorso che ha nel riciclo e nel ridotto impatto ambientale i suoi capisaldi, con filiere produttive che uniscono il rispetto della materia prima alla necessità che essa trovi sempre la strada per una seconda vita, per un ulteriore utilizzo."

Prendo in mano la scarpetta di uno Speedmachine e passo le dita sulla superficie ruvida di sughero che riveste entrambi i lati dell’oggetto, dalla parte del tallone sino a metà del gambaletto. 

Apprezzo la maestria delle cuciture e dell’assemblaggio, l’armonia con cui il sughero dialoga con tutti gli altri materiali di cui essa è fatta, e in questa carezza riesco ad avvertire l’esperienza e la passione degli artigiani, delle loro mani capaci e precise, del tempo e dell’amore che esiste dietro la realizzazione di un prodotto formidabile. Chiedo: quanto tempo? e uno degli artigiani mi risponde: «per una singola scarpetta? 42 minuti».

Il dato mi sorprende e mi suscita ammirazione: in soli 42 minuti le mani di un essere umano possono dare forma a una complessità e una precisione tali da dar voce a una tradizione, a una storia, a un’anima. Per Nordica, almeno in parte quest’anima è fatta di sughero.