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Il sogno di Issei



Dicono che solo da piccoli si riesca a sognare in grande, perché è da bambini che la vita ci appare come un lunghissimo e mirabolante carosello di opportunità, con sentieri imbiancati tutti da scoprire e piste nascoste tra gli alberi ancora da tracciare. Per la maggior parte di noi questi sogni restano un gioco, un esercizio astratto dell’immaginazione, pronti a dissolversi al primo tepore primaverile. Ma non per Issei Suzuki.

Chi è quel ragazzino giapponese che fa la spola da un gruppo all’altro, cercando di aggregarsi alle squadre da sci migliori? Questo devono aver pensato, alla vista di quell’undicenne dallo sguardo vispo, gli atleti impegnati nei loro allenamenti sulle piste di Les 2 Alps. «Mi chiamo Issei Suzuki. Vengo da Tokyo. E sono qui per realizzare il mio sogno.» E il piccolo Issei deve essersi detto, giustamente, che quando il sogno è davvero grande bisogna darsi da fare presto, perché la strada potrebbe essere lunga e il traguardo molto lontano. Ma non sono certo la fatica e la distanza a spaventare Issei: l’estate scorsa ha lasciato il Giappone assieme alla madre per venire in Europa a perfezionare la sua tecnica. È partito senza un programma e senza un allenatore, ma con il cuore pieno di entusiasmo e tanta voglia di imparare ed è arrivato a Les 2 Alps. I primi tempi non sono stati certo facili: Issei non conosceva nessuno e il suo inglese era traballante. Lui non si è perso d’animo e ha scoperto che il modo migliore per farsi degli amici è quello di fare il primo passo, anzi la prima discesa!

All’inizio si è aggregato agli atleti coreani. Li aspettava all’impianto di risalita ogni mattina, prima che spuntasse il sole. Loro lo salutavano e gli sorridevano e l’atmosfera era così rilassata e serena che per Issei non è stato difficile farsi avanti. L’allenatore, il signor Kudo, ha preso subito in simpatia quel ragazzino così piccolo e intraprendente e sia lui che gli altri atleti hanno cominciato a considerarlo un po’ come la mascotte della squadra.

Quando è arrivato dal Giappone il team del signor Nakagawa, Issei si è unito a loro. «Nakagawa lo conosco da quando avevo sette anni: ha sempre avuto fiducia in me ed è convinto che io possa diventare un atleta davvero in gamba. La velocità io so di avercela nel sangue. Anche mia madre era una sciatrice e anche lei gareggiava. Quando avevo solo pochi mesi mi portava sulle piste tenendomi allacciato alla schiena con il marsupio. Scendeva giù e più andava veloce, più io ridevo e mi divertivo – questo mi ha raccontato. E quando ho imparato a camminare e ho potuto finalmente mettere gli sci ai piedi, il mio primo obiettivo è stato quello di scivolare dalla cima della montagna il più veloce possibile.»

Le ultime tre settimane Issei le ha passate con la squadra italiana. Anche qui tutti si sono dimostrati affettuosi e disponibili, sia gli allenatori, sia i giovani atleti e i loro genitori. «Ti aspettiamo in inverno» così gli hanno detto al momento di salutarsi. «Torna ad allenarti con noi e troverai una divisa tutta per te!»

A Les 2 Alps Issei ha iniziato a sciare con Nordica. Era partito dal Giappone con cinque paia di sci di marche differenti, ma arrivato in Europa si è accorto di non avere nessun modello da slalom. Un giorno, tornando dalle piste, ha visto un hotel con degli striscioni Nordica all’esterno. «Con i Nordica mi sono sempre trovato bene» ha pensato. «Mi piace come tengono la pista e come ti fanno sentire la neve». E così è entrato. Ad accoglierlo nel centro test Nordica – di questo si trattava – c’era un ragazzo alto, con le spalle larghe, una T-shirt rossa e lo sguardo gentile.

«E tu? Cosa ci fai qui da solo?» gli ha chiesto.

«Sono venuto per gli sci» ha risposto Issei, guardandolo dritto negli occhi.

«Per gli sci? Quali sci?» ha detto il ragazzo dalla T-shirt rossa, per prenderlo un po’ in giro.

«I Nordica! Non è qui che si provano gli sci Nordica? A me ne servirebbe un paio da slalom.»

«Capisco. E quando ti servirebbero questi sci da slalom?»

«Non so se è possibile, però… mi servirebbero per domani.»

«Domani eh? Li vedi tutti questi attrezzi? Aspettano di essere sistemati entro stasera.»

«Sì, capisco. Non fa niente» ha risposto Issei abbassando lo sguardo.

«Però sai che ti dico, ragazzino? Domani avrai i tuoi sci.»

«Sul serio?»

«Sul serio. Come hai detto che ti chiami?»

«Mi chiamo Issei. Issei Suzuki. E sono qui per realizzare il mio sogno.»

«E allora bisogna che questi sci te li prepari proprio bene, caro il mio Issei Suzuki. Ma sono dei Nordica, puoi stare tranquillo: vedrai come ti fanno sentire la neve sotto i piedi.»

«Lo dice sempre anche mia mamma.»

«Cos’è che ti dice tua mamma?»

«Questa cosa del sentire la neve. “Issei – così mi dice – la cosa più importante, quella che viene prima di tutto, è sentire la neve sotto i piedi, scivolarci sopra come se fosse un’estensione del tuo corpo, come se si muovesse con i battiti del tuo cuore. Solo dopo puoi preoccuparti di cosa ti dice la testa e cominciare a lavorare sulla tecnica”.»

«Forte la tua mamma» gli ha sorriso il ragazzo con la T-shirt rossa.

«Era una sciatrice anche lei, sai? E anche lei gareggiava» ha detto Issei con una punta d’orgoglio. «Allora vengo domani per i miei sci?»

«Certo, a domani.»

«E tu come ti chiami?»

«Io sono Gianpietro. Ma puoi chiamarmi Gianpi.»

E così Issei Sukuzi ha fatto amicizia con Giampietro Carli, responsabile scouting Nordica. C’era una bella salita tra l’appartamento preso in affitto dai Suzuki e il centro test Nordica, eppure ogni sera, finito l’allenamento, Issei si arrampicava su per la stradina felice di parlare con Giampi della giornata trascorsa sulle piste, dei traguardi raggiunti e delle cose su cui ancora bisognava lavorare.

«Pensavo che avrei avuto molti problemi per via della lingua» ha detto Issei al suo ritorno in Giappone. «Parlo solo un po’ d’inglese e non capisco una parola di francese, italiano e coreano. Ma ora so che le persone, se lo desiderano veramente, possono comprendersi a vicenda anche senza l’uso di parole: forse questa è stata la cosa più importante che ho imparato a Les 2 Alps.»

E così oggi Issei Suzuki continua a darsi da fare per realizzare, un giorno, il suo grande sogno. Ma qual è esattamente il sogno di Issei? «In Giappone lo sci da discesa non è uno sport molto conosciuto: la TV non trasmette le gare neppure quando ci sono le Olimpiadi. A scuola i miei compagni non sanno niente di sci. Eppure… Conoscete Kei Nishikori, il tennista? Ha battuto Federer ai Sony Open Tennis, una cosa incredibile: adesso in Giappone non si fa altro che parlare di tennis. Ecco, io vorrei diventare lo sciatore più veloce del mondo così da far conoscere al mio paese tutta la bellezza di questo sport. Ma vorrei che anche il resto del mondo si innamorasse delle nostre stupende montagne e delle nostre piste e del nostro modo di sciare.»

Chissà se Issei ce la farà davvero a realizzare il suo sogno. Una cosa è certa: ce ne vorrebbero di più di questi piccoli, grandi sognatori. Arigatō, Issei-kun!

 

di Valentina Durante

Nordica
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