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FIS DOWNHILL @ BEAVER CREEK (USA), COMMENTATO DA PAOLO DE CHIESA

Decurtata del piano iniziale, terno al lotto che non pregiudica la spettacolarità e la bellezza di una delle discese più affascinanti del pianeta, la Birds of Pray ha proiettato subito nel baratro gli impavidi che hanno osato sfidarla. Ad onor del vero, resta incomprensibile l’azzeramento del favoloso salto del Golden Eagle e della successiva compressione, a conferma di un trend negativo d’interpretazione della disciplina regina: peccato che non si lasci spiccare il volo, essenza del discesismo, nemmeno quando si atterra confortevolmente sul ripido! Ha vinto un Feuz col dente avvelenato, dopo aver perso il podio per 13 centesimi una settimana fa a Lake Louise. Nonostante uno svarione sul dosso in curva a 300 metri dall’arrivo, decodificato in un allungamento di traiettoria che ha fatto sognare Svindal, in testa al traguardo, il rossocrociato ha limitato i danni in virtù della sua inimitabile sensibilità di piede, perdendo solo due centesimi dall’ultimo intermedio e bruciando per 8 centesimi il fantastico norvegese, in gara con il solito tutore alla mano sinistra, impedimento che gli nega qualsiasi modalità di spinta con le braccia in partenza. Davanti a Svindal, per un solo centesimo, anche Caviezel, svizzero che ci sta prendendo gusto dopo il podio di Lake Louise in superG. . Non bene gli azzurri, capitanati da Paris, 12°, un po’ sotto tono in tutte le fasi della Birds. Sette decimi sono colmabili, però, anche in breve tempo: diamo fiducia e speranza al nostro fuoriclasse! Unico a salvarsi in casa Italia, Buzzi, ancora a punti ( 22° ) , seppur non quanti siano effettivamente alla sua portata.

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